Nashville Spotlight on: Francesco “Alexis” Pardini

Nashville Spotlight on: Francesco “Alexis” Pardini

 

Francesco “Alexis” Pardini non ha bisogno di presentazioni: è fondatore dello storico Team Aqua, promotore e pioniere del VGC nel Bel Paese, content creator di successo (seppur un po’ sfortunato con i colpi critici!), due volte campione nazionale e giocatore di fama mondiale. L’ultimo appuntamento di Nashville Spotlight non poteva non essere dedicato a lui!

 

Presentati, parlami un po’ di te e dei tuoi risultati più importanti!

Ciao a tutti! Sono Francesco Pardini, gioco a Pokémon da prima che imparassi a camminare, mi sono innamorato del competitivo nel 2005 e ho avuto la fortuna di vincere due nazionali, rispettivamente nel 2011 e nel 2015, senza dimenticare la top8 ai mondiali di San Diego del 2011 a cui sono molto legato.

 

Come preferisci allenarti? Meglio la ladder o il testing in bo3 con amici?

Tutte e due, penso che ci voglia un giusto mix: in ladder c’è l’importante componente bo1 che ti consente di apprendere come crearti un vantaggio in bo3, ma ovviamente essendo il mondiale in bo3 preferisco testare con gli amici! Inoltre c’è anche una componente di tipo logico, perché è molto probabile che chi gioca su Showdown intanto stia anche facendo altro o comunque possa avere delle distrazioni, per cui l’avversario non è sempre in una mentalità 100% competitiva.

 

Qual è il tuo processo per buildare i team che giochi? Sei più conforme al meta o ti piace andare controcorrente? Come gestisci i matchup in fase di building?

Sono sempre stato un giocatore antimeta, anche se nel 2015 mi sono dovuto piegare a giocare Mega Kangaskhan! Anche lì al di là di ciò il mio team aveva una forte componente antimeta, sempre nei limiti della “cheappanza” (Conkeldurr ndr). I match-up li programmo quando il team è completo ed eventualmente sistemo qualcosa.

 

È la tua prima volta ai mondiali? Se no, ci racconti le tue esperienze precedenti?

Questo è il mio terzo mondiale! Il primo è stato quello di San Diego nel 2011, che come ho già detto si è concluso con una meravigliosa top8. Boston nel 2015, complice la pazzia di voler cambiare team due sere prima della competizione, è stato un totale buco nell’acqua. Questo terzo mondiale per me ha un significato molto importante perché è il primo a cui partecipo senza il titolo di campione nazionale e perché vorrei riscattare l’esperienza del 2015.

 

Quale archetipo temi di più?

Quelli con Frana.

 

Ci sono giocatori oltreoceano o comunque fuori dal territorio nazionale che ti intimoriscono particolarmente? E qualcuno a cui ti ispiri?

Non mi intimorisce nessuno, sono convinto che se voglio andar bene devo anche essere convinto dei miei mezzi. Non vedo l’ora di affrontare i migliori, sarebbe stupido andare ai mondiali senza volerli fronteggiare, per me sono uno stimolo; ragion per cui sono abbastanza dispiaciuto di non avere la possibilità di incrociare Sejun Park al Day 1.

 

Come ti prepari psicologicamente ai tornei?

È la cosa più importante e più difficile, perché al di là del team e del match-up la lucidità del momento conta tantissimo. Cerco di prepararmi con l’aiuto di amici con lunghe sessioni di bo3 come allenamento, ma comunque il sangue freddo è una componente che non è allenabile: o ce l’hai o non ce l’hai!

 

Il Bisharp di Francesco che rimonta l’Aegislash di Dominic Sheffler nella finale dei nazionali 2015

 

 

Puoi dirci esattamente cosa ti appunti su carta durante i tornei? Lo fai anche durante il testing?

Prendo appunti anche durante il testing perché cerco di ricalcare al 100% la simulazione di una competizione ufficiale. Solitamente segno i turni di speed control, condizioni climatiche, danni particolari e l’ordine con cui i Pokémon sul campo attaccano. Magari un appunto preso al game 1 può rivelarsi fondamentale al game 3.

 

Senza dirci cosa, hai già una vaga idea di che team portare a Nashville?

Sì!

 

Pensieri a bruciapelo sul meta corrente? Quale core l’ha davvero contraddistinto?

Il metagame di quest’anno è sicuramente il più vario per quanto riguarda gli archetipi funzionanti; proprio per questa enorme varietà e per la presenza di Cambiaposto è un metagame da prendere assolutamente con le pinze. Chiaramente penso che MetaLele e MetaFini siano il nucleo centrale attorno al quale ruota tutto.

 

Aspettative per il VGC19? Ti sarebbe piaciuto un meta con solo la prima generazione e forme Alola (con i giusti tweak per bilanciare il tutto)?

Vado controcorrente e credo di essere impopolare, ma dico di sì. Giocando VGC da molti anni e avendo provato tutti i metagame, sono convinto che – opinione personale – il fatto di avere un pool un po’ più ristretto non possa essere così malaccio. Inoltre devo ammetterlo, sono un Kanto fag!

 

Un saluto speciale al volo per i lettori di Altopiano Blu!

Colgo l’occasione, dato che gioco in casa, per ringraziare oltre i lettori anche tutti coloro che lavorano su Altopiano Blu, dedicando il loro tempo per produrre del materiale utile e piacevole per tutti gli appassionati del competitivo. Grazie!

 

Non ci resta che augurare a Francesco tutto il meglio per questa terza esperienza mondiale!

 

Il Nashville Spotlight ha già illuminato i sei intervistati di quest’anno! Se vi siete persi le interviste precedenti a Lorenzo “Cl4sHy” Semeraro, Nico Davide “Desu” Cognetta, Simone “Sanvy” Sanvito, Alessio “zlanif” Vinciguerra e Andrea “PlayerOne” Di Francesco, potete recuperarle cliccando sui loro nomi!

 

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